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Testo: Marco Polito

Aprile 2003, siamo in Scozia io e Vito con un preciso obiettivo: scalare vie su ghiaccio sul mitico Ben Nevis.
E tutto l'inverno che ci prepariamo a questo appuntamento; dopo le diverse risalite vittoriose degli ultimi tempi sul nostro Monte Alpi insieme a maestro Montel e uomo roccia Max abbiamo voglia di testarci sul ghiaccio scozzese ben noto agli addetti ai lavori. L'idea è venuta a Vito, ma sicuramente costui non pensava che i primi di aprile a Fort William ci sarebbero stati circa 20 gradi.
Questo pazzo, pazzo inverno scozzese ha quindi sconvolto i nostri piani, infatti siamo appena reduci dalla scalata di Venerdì 3 aprile sulla bellissima Comb Gully, via su ghiaccio di 4° sul Ben Nevis, e dopo una giornata di meritato riposo vorremmo tornare su quel ghiaccio magari per sfidare il 5° ma, invece, la temperatura amosferica purtroppo sale, sale, sale ...
Mister Alan Kimber, guida alpina locale nonchè nostro albergatore, ci dice semplicemente che "the winter is finished" insomma che è pericoloso ritornare sulle Gully (canalini ghiacciati) perchè ormai di ghiaccio solido ce ne ben poco. Ci invita, quindi, caldamente di stare lontano dal ghiaccio e ci consiglia una sana arrampicata su roccia.
Lì per lì non avevo capito bene... poi ho focalizzato! Certò, why not, arrampicata su roccia, baciati da questo inaspettato sole nordico... meglio che andare per laghi e castelli. Lui, gentilissimo, ci presta la sua guida personale sulle falesie della zona con numerose vie tutte con schizzetto accanto: fantastico! Unico problemino: ci mancano le scarpette d'arrampicata, sono rimaste in Italia... Il mitico Alan ci risolve anche questo problema suggerendoci di chiedere in affitto le scarpette al negozio sportivo del paese.
L'indomani siamo pronti e caricatissimi.
La falesia non è molto lontana dal paese di Fort Willam: è situatata a circa 3 miglia sul versante destro della Glen Nevis, una splendida valle che separa il paese dal gruppo montuoso del Ben Nevis. Un cartellone ci dice che in questa valle hanno girato il famoso film di Mel Gibson: Braveheart. Effettivamente si addice proprio alle riprese di un film storico di quel genere. Giunti sotto la falesia ci accorgiamo che si tratta di numerosi settori di roccia immersi in bel bosco.
Giornata con clima tropicale, alcuni scozzesi girano a torso nudo, anch'io non scherzo: pantaloncini corti, magliettina e per il momento gilet in pile (in arrampicata poi lo toglierò). Iniziamo col facile: Pinnacle Ridge; individuo la via riconoscendo il settore dal disegno sulla guida e chiedendo un pò in giro: la gente non manca.
La prima salita non presenta problemi, iniziamo a conoscere il tipo di roccia: è un gres marrone scuro molto ruvido, ottimo per l'aderenza. La guida dice che il grado è difficoult, mi accorgo che non c'è l'ombra di uno spit. Seconda via: Pandora Route; via di tre tiri con un traverso delicato sul secondo tiro, grado: very difficoult. Anche qui niente spit, niente ancoraggi, niente catene, NIENTE DI NIENTE!
Iniziano dentro di me i primi dubbi: "ma qui sanno cosa sono gli spit?" un'altra anomalia: con tanta gente che c'è qui intorno non sento il classico tintinnio del martello che batte sui chiodi... Mah? Vedo in giro sugli imbraghi degli arrampicatori solo nuts and friends!!! e i chiodi? li avranno dimenticati a casa? Dopo ampie discussioni, io e il mio compagno di cordata deduciamo che siamo in presenza di un tipo di arrampicata in stile puro (poi sapremo che ha un nome: hard grid) senza compromessi quali spit e catene e senza lasciare nulla sulla roccia (cioè chiodi, fettucce etc. etc.). E il nostro battesimo con questo tipo di arrampicata e la situazione allo stesso tempo ci stimola e ci incute timore. Passiamo senza indugio al grado successivo: severe! Due arzilli vecchietti ci consigliano due monotiri che sono dei classici di questa falesia: Resurrection and Damnation!
La prima via è una gradiosa fessura-diedro, la seconda è un ribaltamento ben ammanigliato che porta ad una placca finale delicata. Ormai sono entrato nell'ottica dell'hard grid: mi abituo a proteggermi solamente con nuts e friends, ma questi non abbondano: abbiamo in tutto 4 nuts (piccole misure) 5 friends e cordini che servono a poco per la mancanza di clessidre. Spesso salgo diversi metri senza metter nulla. Per intenderci, è come se dalle nostre parti salgo mettendo un rinvio sì e tre no. Questo grado "severe" corrisponde al nostro 5c+/6a. Bisogna arrampicare bene, è vietatissimo cadere... e le protezioni vanno messe bene. Capita pure di appendersi su un friends per vedere se tiene... oppure di perdere buoni 5 minuti per mettere decentemente una protezione mentre i polpacci vanno in acciaio!!! Il ragionamento è questo: sono passaggi con difficoltà che sono in grado di superare, se ci fossero gli spit non ci sarebbe alcun problema, ma dal momento che sotto i miei piedi ho messo solamente due semplicissimi e piccolissimi nuts, le mie gambe tremano, gocce di sudore scorrono lungo la schiena... é adrenalina pura! Resurrection inizia con una placca appoggiata, ma da subito sei costretto a raggiungere la fessura sulla destra per proteggerti un minimo; seguendo la fessura si arriva agevolmente al passo chiave: breve traverso sul nulla per i piedi e con piccole tacche per le dita. Risolvo il problema dell'equilibrio con una spaccata in aderenza e ficcando il pugno della mano sinistra nella fessura. Dopo il passo chiave la via non è finita ma purtroppo le mie protezioni sì. Perciò mi sparo un'arrampicata di 12 mt senza mettere nulla. Se cadessi ora forse faccio un buco per terra come i cartoni animati. Per fortuna il finale è ben ammanigliato. E' di grande soddisfazione abbracciare un albero dove ci piazzo finalmente un cordone!
Damnation secondo la guida è leggermente più facile: il fatto un pò mi consola, ma una volta sotto lo strapiombo iniziale ricominciano i film già visti. "E se volo, mi terranno le due protezioni che ho appena messo??" Le prese che ho in mano sono buone, ma le forze nelle mie bracce iniziano a venire meno. Sotto, oltre Vito, ci sono altri scozzesi che mi osservano e naturalmente mi suggeriscono qualcosa in inglese. Sto quasi rinunciando a ribaltare quando afferro dal basso la parola "left". Rapida traduzione nella mia testa e mi butto con tutte le forze residue e con un orgoglio tutto nazionale sulla sinistra del ribaltamento. Sono pochi attimi, la sequenza delle prese sopra il ribaltamento è buona, la forza nelle mie bracce non mi abbandona e riesco ad uscire; sono fuori su un piccolo terrazzino a riprendere fiato. Arrivo a fine tiro abbastanza stanco ma contento.
Questa prima esperienza di hard grid mi ha stremato!

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